Antonio Ligabue,

l'arte difficile di un pittore senza regola

 

Un’antologica di pittura, scultura e grafica del grande artista del novecento Antonio Ligabue promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, organizzata dal Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma e curata da Augusto Agosta Tota.

Milano, PALAZZO REALE
dal 20 GIUGNO al 4 NOVEMBRE 2008

E' stato il grande appuntamento artistico per il 2008 di Milano. Palazzo Reale, palcoscenico per i più grandi nomi dell’arte moderna e contemporanea, ha ospitato una grande mostra antologica dal titolo “ANTONIO LIGABUE. L’arte difficile di un pittore senza regola” a ventotto anni dall’ultima personale milanese dell’artista che lo vide protagonista a Palazzo dell’Arengario nel 1980.

Oltre 250 opere esposte tra cui 213 oli, disegni e sculture, hanno costituito una selezione ragionata con l’obiettivo di documentare in modo straordinario un percorso tra vita e arte a dir poco affascinante. Attraverso i capolavori presentati a Palazzo Reale sono stati messi in luce aspetti innovativi della controversa biografia del grande artista e la loro rilevanza sulla sua produzione artistica e sulla poetica sottesa alle opere: un’indagine avvincente che si basa sull’attento studio dei suoi autoritratti (oltre 30 quelli esposti in mostra).

Il catalogo curato da Franco Maria Ricci sottolinea il carattere internazionale dell’evento pubblicando, oltre agli interventi di Marzio Dall’Acqua e Luigi Cavallo, il testo critico di Pascal Bonafoux, storico dell’arte parigino e scrittore di fama mondiale, ideatore della mostra Moi! Autoritratti del XX secolo - tenutasi nel 2004 a Parigi presso il Museo del Lussemburgo e nel 2005 a Firenze presso gli Uffizi - che fu un omaggio ai protagonisti del XX secolo tra i quali De Chirico, Mondrian, Picasso, Degas e appunto Ligabue.

Nella rassegna milanese ospitata a Palazzo Reale l’artista d’origini svizzere, legato alla pittura del suo tempo e paragonato spesso a Van Gogh, è stato presentato anche attraverso gli straordinari documentari del regista Raffaele Andreassi nei quali Ligabue in persona ci comunica la sua tenerezza e il suo dramma del vivere. Lo fa con tutto il fascino della sua ricerca più intensa, quella della libertà d’espressione che solo la pittura sapeva regalargli. Questo il tema centrale del percorso espositivo, a ribadire che l’arte di Ligabue va oltre – per dirla con Bonafoux - le etichette di fauveismo, espressionismo o surrealismo, senza per questo escluderla da quel periodo della storia moderna che copre un secolo circa, dall’Olympia di Manet alle Marilyn di Warhol.

Un grande avvenimento quindi, fortemente voluto e attentamente preparato dal curatore della mostra ed editore del catalogo Augusto Agosta Tota, che nel corso del tempo ha creduto e investito nell’opera di Ligabue, contribuendo a svilupparne la fama e promuovendo mostre di livello internazionale in città come Amburgo, Toronto, Parigi, Dubai o Zurigo, oltre a molte città italiane che nel corso degli anni hanno ospitato mostre dell’artista: Napoli, Torino e Roma nel 2000 presso la sede ministeriale del Complesso Monumentale San Michele a Ripa.