La "Pacciada" per ricordare Gianni Brera
Quattordici anni fa la sua morte ma “i Senzabrera?si ritrovano ancora
di Paolo Calvi, dicembre 2006

Gianni Mura li ha chiamati “i Senzabrera? compongono un piccolo esercito di amici, di affezionati lettori, di nostalgici sportivi innamorati del bello, di “trasognati sognatori?di vicende gastronomiche?Tutti orfani di Gianni Brera, morto il 19 dicembre 1992 a pochi chilometri dalla sua piana dov’era nato 73 anni prima in quel di San Zenone Po.

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Di questi fedeli interpreti del verbo breriano fanno parte coloro che ricordano il giornalista che, in dieci lustri di lavoro, ha re-inventato la critica sportiva; c’è chi sogna ancora con i suoi romanzi tutti ambientati nella nebbiosa terra di Padania; e poi gli estimatori del polemista, dell’erudito cultore di miti, di storia, di sociologia; chi lo antepone come vate di un filone che lo vide “padano-centrico?in tempi politici non sospetti.
Noi, che lo abbiamo conosciuto di sfuggita e letto, sin da piccoli, su “Il Giorno? sul mitico “Guerin Sportivo? su “La Repubblica? lo vogliamo ricordare anche come grande cantore enogastronomico, protagonista a tavola ed in cantina, amante del mangiare-e-bere in terra lombarda (e pavese) purch?quel gesto fosse sempre in aperta condivisione con i suoi amici. I Senzabrera di oggi.
Ogni anno i Senzabrera (sempre meno, per la verit? l’ultima volta mancava Carlo Mo, talentuoso scultore abbracciato da  miglior vita) si ritrovano nella ricorrenza della tragica morte di “Gioannbrerafucarlo?in uno dei luoghi a lui pi?cari: la trattoria della Pro Loco di Spessa Po, poche decine di metri dal Pater Padus, dove Brera si recava appena possibile per la briscola chiamata, per la bevuta con gli amici, per ogni sua straordinaria ed acculturata “pacciàda? E?un appuntamento d’obbligo per chi fu amico di Gianni Brera: uno dei pochi modi, anche se pregnante di nostalgia, che Lui avrebbe apprezzato.
In effetti la “pacciàda?altro non ?che la rievocazione, arricchita di aneddoti, ricordi, commenti, di quanto Gianni Brera amasse la tavola in uno dei retaggi culturali a lui tanto cari perch?legati alle sue radici povere e contadine. Nel giorno della “pacciàda?tanta nostalgia ? ed anche cotechino caldo, risotto alla pasta di salame, lessi fumanti con bagnetto, “ragò” d’oca, rane fritte, Barbacarlo in tavola.
A Spessa Po, il suo alfiere Giulio Signori (assieme a Pilade del Buono e Mario Fossati era collega affiatato di redazione a “Il Giorno?ed anche gaudente compagno di mille avventure culinarie? lo ricorda cos? ?i style="mso-bidi-font-style: normal">Nessuno ha saputo raccontare la storia della sua terra ed i poveri della nostra terra come ha fatto lui?/i>?
L’occasione ?fatta di mille istantanee; ognuno dei suoi amici ha un ricordo da rinverdire. Come l’ex sindaco di Spessa Po, Vincenzo Bertoni, che ricorda: ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Ci chiam?una sera di primavera dalla redazione perch?lo andassimo a prendere in auto a Milano. Alla Pro Loco di Spessa ci siamo stati una notte intera a discutere di sport e di politica, a parlare nel nostro e suo idioma bassaiolo. Alle 6 del mattino, in dieci, contammo ottanta bottiglie di vino svuotate?Chiedemmo aiuto ad una ruspa di un cantiere vicino che port?via con la benna quell’inutile montagna di vetro?/i>?
Il suo amico viticoltore Lino Maga, battagliero artefice di un nettare granato che, oggi come allora, fa volare alta la fantasia di chi lo beve, il Barbacarlo, lo ricorda con poche parole: ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Come lui, nessuno. Quando andava in trasferta in Sardegna, per seguire il Cagliari di Gigi Riva, portava in valigia una bottiglia del mio vino. La beveva in albergo. Era un anelito della sua terra?/i>?
Ed il suo biografo Andrea Maietti: ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Stargli dietro a tavola era pericoloso. Mangiava e bevevo in qualit? Amava la cucina povera. Lo storione era il suo pesce: gli ricordava il Po dove, da ragazzo, si bagnava. Amava i piatti umili come la trippa, il risotto, la cacciagione che lui stesso cacciava. A tutto avrebbe rinunciato, meno che al Barbaresco ed al Barbacarlo del suo amico Maga?/i>?
A Spessa Po, ricetta dopo ricetta, la cuoca Teresa della Pro Loco dipingeva per il Gioann un autentico affresco della cucina padana, una sorta di dipinto dell’Arcimboldo dove le verze, le anatre, le anguille, le rane il maiale prendevano il posto dei pi?raffinati companatici espressi nel quadro.  E di Teresa, Gianni Brera ebbe a dire: ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Teresa, la cuoca, imposta memorabili  frittate con le rane ed ?quasi imbattibile nel cucinare la busecca?/i>?
E della trattoria della Pro Loco: ?i style="mso-bidi-font-style:normal">E? un luogo straordinario, sul fiume. Grande cucina, grande bevuta. Gente amica. Gente timida?
Infine, lasciate quelle sale dove, in disordine sparso, si conservano come reliquie libri, fotografie, articoli, messaggi vergati a mano da Gioann, non pu?mancare il saluto alla tomba nel piccolo cimitero di San Zenone.
E qui si celebra l’ultimo rituale. Ai piedi della fotografia che poggia sul freddo marmo verdastro della lapide di famiglia si posa un mezzo sigaro toscano. Lo volle Gioann nel suo testamento spirituale, un testamento fors’anche inesistente, a met?tra leggenda metropolitana e realt? ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Rinnovatemi sempre il toscano. Perch?io intendo fumare sino all’ultimo fiato. Che si arrangi la mia emoglobina. Vivere senza fumo sarebbe come dormire senza sogni?
Ogni anno a Spessa Po, con gli amici Giovanni Zerbi e Gianni Terzi in veste di anfitrioni, si rinnova il ricordo di Brera.   ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Del resto?dicono i due organizzatori ?i style="mso-bidi-font-style:normal">Gioann ? rimasto tra noi e non avrebbe voluto celebrazioni o discorsi. Ma un’alzata di calice alla buona, come si usa tra noi, uomini del Po.  Che si rispettano. Che si vogliono bene?  I Senzabrera di oggi.

Gianni Brera

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la "pacciada"

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