Gigi Meroni

Luigi Meroni, detto Gigi (1943 - 1967) fantasiosa ala destra, era soprannominato la farfalla granata. Aveva i baffi, i capelli lunghi e le basette, un'aria scanzonata da poeta o da artista di strada, vestiva in modo stravagante e con colori sgargianti, con i suoi dribbling travolgenti sembrava volteggiare nell'aria proprio come una farfalla.

Nasce a Como e cresce nel vivaio della società lariana ma a soli 19 anni passa al Genoa e poi nel 1964 al Torino. Con i granata allenati da Nereo Rocco l'ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi gol. E' un lottatore e un generoso, l'artista del gol impossibile, dei dribbling geniali e delle finte ubriacanti, il giocatore che fa segnare tanto i compagni, come ricorda bene il sua grande amico Combin. Un talento in grado di trasformare una giocata in una pennellata artistica.

Giovanni Agnelli cerca di portarlo alla Juventus sborsando una cifra altissima per quei tempi, mezzo miliardo di lire, ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, lo ritengono un esempio da seguire, in campo e nella vita, degli anni che precedono il 1968.
Quando Edmondo Fabbri lo chiama in Nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli ma Meroni non rinnega il suo stile di vita e rifiuta la convocazione. Veste ugualmente la maglia azzurra in sei partite e gioca nei disastrosi mondiali del 1966 dove segna comunque due gol. In Serie A sono invece 145 le partite giocate realizzando ventinove reti.

Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri, legge libri e scrive poesie, convive in una mansarda con Cristiana, una ragazza del Luna Park. E’ un personaggio scomodo alla società italiana dei primi anni Sessanta, ancora troppo conservatrice, ma per lui vivere in quel modo vuol dire essere felici, non è una questione di immagine.

Muore tragicamente il 15 ottobre 1967, una domenica, investito da un'auto mentre attraversa Corso Re Umberto, a Torino. L'auto è di un diciannovenne, Attilio Romero, che diventerà molti anni più tardi presidente del Torino. Ai funerali partecipano migliaia di persone. Nel punto in cui fu investito i tifosi di Gigi ancora oggi portano fiori in sua memoria. La domenica successiva alla sua morte si gioca il derby con la Juventus che il Torino vince per quattro reti a zero. Tre goal sono messi a segno dal suo grande amico Combin.

A Meroni sono stati dedicati vari libri (il più famoso è forse La farfalla granata di Nando Dalla Chiesa) e una canzone: "Chi si ricorda di Gigi Meroni?" degli Yo Yo Mundi. A suo nome sono stati intitolati diversi club sportivi a ricordo di un calciatore che avrebbe potuto dar molto al calcio italiano rimane immutato.

 

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