Giovannino Guareschi

Giovannino Guareschi (nato a Fontanelle di Roccabianca, in provincia di Parma, il 1 maggio 1908), giornalista e scrittore umorista, ideatore di Don Camillo e Peppone, è uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento.
Inizia l’attività giornalistica molto giovane ed emigra presto a Milano, nel 1936, dove scrive per la rivista umoristica Il Bertoldo. La sua penna pungente - pronta ad attaccare senza timore chiunque gli sembrasse meritevole - lo rende sgradito al regime fascista.
Nel 1943, ufficiale in artiglieria, viene catturato e deportato, per due anni, in Germania e in Polonia. Questo periodo è descritto nel Diario clandestino. Tornato in Italia, al termine della guerra, è tra i fondatori de Il Candido, altro settimanale umoristico dalle cui pagine conduce battaglie contro il potere, senza risparmiare anche il Partito Comunista. Sono famosissime le vignette intitolate “Obbedienza cieca, pronta e assoluta” con cui sbeffeggiava i militanti comunisti, definiti trinariciuti: la terza narice serviva a far uscire il cervello e a far entrare le direttive del partito. Dopo le elezioni del 1948, in cui fu parte attiva contro i comunisti a favore della Democrazia Cristiana, cominciò a criticare anche il partito cattolico di maggioranza che, a suo giudizio, non seguiva più i principi con cui era nata.
Nel 1950 fu condannato, otto anni con la condizionale, per diffamazione a Luigi Einaudi, allora Presidente della Repubblica, e nel 1954 è arrestato per aver pubblicato compromettenti lettere, risultate poi false, di Alcide Degasperi, allora Presidente del Consiglio. Rimase in carcere, a Parma, per più di un anno.
Negli anni Cinquanta dà vita alla saga di Don Camillo e Peppone, la sua creazione più famosa, con cui infatti ottiene un grande successo popolare. La critica invece lo snobba, a causa del suo linguaggio semplice e ingenuo e del suo anticomunismo. Tra i pochi ad elogiarlo, quando è in vita, c’è Indro Montanelli, mentre la riabilitazione avviene molto più tardi. Dalla seconda metà degli la sua salute peggiora finchè il 22 luglio 1968 muore a Cervia, in provincia di Ravenna.

Tra le sue opere ricordiamo, oltre ai romanzi ambientati a Brescello, tradotti in tutto il mondo, Il marito in collegio, La favola di Natale, Italia provvisoria, Diario clandestino, Lo Zibaldino, Il Corrierino delle famiglie.

Giovannino Guareschi

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